La denuncia di Sbai: “Il califfo al Baghdadi infibulerà tutte le ragazze e bambine irachene”

“Abu Bakr al Baghdadi, l’autoproclamatosi califfo dello stato islamico, ha affermato oggi di voler infibulare tutte le ragazze e bambine presenti sul suolo iracheno al fine di allontanarle dalla prostituzione e dal peccato. Almeno 28 ragazzine hanno già patito la stessa sorte nei giorni scorsi”. Ne dà notizia Souad Sbai, giornalista e scrittrice italo-marocchina, citando fonti di stampa arabe tra cui CoptsToday.

“Una notizia agghiacciante, che rivela ancora una volta quanto pericoloso sia, nella sua follia, questo personaggio a cui l’Occidente continua colpevolmente a lasciare mano libera – prosegue l’ex deputata -. Dopo le lapidazioni di due donne, ora la orrenda e disumana volontà di infibulare tutte le donne irachene. In Europa nessuno ha notizia di questo, ma i media arabi e le associazioni di donne arabe ne parlano in maniera preoccupata: la comunità internazionale non può rimanere a guardare, nell’attesa che si compia questo crimine orrendo contro l’umanità”.

Solo annunci e spese inutili

Chi ci rimette lo sappiamo bene. E sono gli italiani e gli immigrati onesti. Chi ci guadagna, però, è ancora tutto da scoprire. Il grande business dell’accoglienza, della pioggia costante di milioni di fondi, degli sbarchi senza fine, dei cadaveri ripescati in fondo al mare o ammassati nelle stive dei barconi. I frutti avvelenati di politiche migratorie inesistenti e di un lassismo estremo, che rischiano di far collassare l’Italia.

Dall’inizio dell’anno a oggi ci sono stati sulle nostre coste oltre 84 mila sbarchi, che non sappiamo più dove mettere; e con il tempo bello e il mare calmo diventa un’ondata continua, una marea che non si interrompe mai e che ingrossa le sue fila di ora in ora. In questi giorni è un fiorire di appelli all’Unione Europea, prima a Barroso e oggi a Juncker; il primo che non ha mai mosso un dito per fermare questo sfacelo, e il secondo che ha pensato bene di proporre, come primo atto, un commissario ad hoc per l’immigrazione.

Un’altra poltrona, un altro stipendio, nessuna soluzione.

Mentre gli italiani passano le loro giornate divisi fra la ricerca di un lavoro e l’osservazione passiva di una catastrofe umanitaria che si ripercuote sulla loro vita. Qualcuno ha mai spiegato all’Europa che se si riuscisse a frenare l’immigrazione «a ondate» i fondi per l’accoglienza, 30 euro per migrante ad ogni cooperativa per miliardi di euro, potrebbero andare ad aiutare le imprese in crisi, che chiudono una dietro l’altra soffocate dalle tasse?

È davvero così difficile per il Governo italiano spiegare, e per Bruxelles capire, che l’Italia non sa più dove e come accogliere queste persone e che tocca a tutti gli Stati membri farsi carico di un problema ormai, in modo evidente, fuori controllo?

Quando dall’interno delle Istituzioni si consiglia di prendere esempio dall’Africa per l’accoglienza è bene sapere che non c’è speranza.

Siamo soli a fronteggiare la imminente catastrofe umanitaria. Anche di chi, fra gli italiani, non scende da un barcone ma ugualmente chiede aiuto e meriterebbe di essere ascoltato.

Ma il buonismo imperante condanna, chi non fa consenso e lacrime facili, ad essere lasciato indietro.