Ma i bambini non sono jihadisti

Ad una bambina viene messa nelle mani una caramella, riempito lo zainetto di esplosivo e viene fatta salire sull’autobus. Il mezzo, strapieno, dopo pochi metri esplode uccidendo tutti gli occupanti. Lei compresa. Quella bambina era una kamikaze? Una giovane donna viene data in sposa ad un jihadista, che la compra per poi usarla come strumento di soddisfazione sessuale. Appena il giovane corpo si consuma, dilaniato da una morbosità bestiale, lui la uccide e ne compra un’altra. Quella ragazzina era una terrorista votata al martirio? Allo stesso modo chiedo a chi ha visto il video nel quale un bambino consegna il coltello al jihadista dell’Isis che sgozzerà soldati siriani, di domandare a sé stesso se quel bambino è un jihadista. Oppure se è solo un bambino cui viene detto di portare una cosa a qualcuno.

Io non ci sto, nella trappola della comunicazione jihadista che vorrebbe far dire a noi che quel bambino è un assassino io non ci casco. Non mi rimane difficile immaginare che qualcuno ha dato in mano a quel bambino il coltello, come ha messo lo zainetto in spalla alla bambina e violentato il corpo di quella giovane, solo per recapitare a noi il messaggio della crescita di generazioni di kamikaze e jihadisti in erba. Che altro non sono se non povera carne da macello ignara del proprio destino. Reagire al ricatto scenografico, staccare gli occhi dal palcoscenico dell’orrore per pensare a cosa c’è dietro alle quinte e quanto sia ormai accelerato il passo di chi, non trovando più lo sprint di un tempo, usa tutte le armi possibili per recuperare terreno. Bambini compresi. Venga dunque l’ora della reazione dell’intelletto e della ragione: quello è solo un bambino, tu, jihadista rimani il solo assassino.

 

CAOS YEMEN/ Arabia Saudita-Iran, si rischia una guerra interislamica

Probabilmente a molti di noi non sarà ancora arrivato a casa l’atlante aggiornato, quello in cui lo Yemen è stato annesso dall’Arabia Saudita. Forse siamo noi, ignari delle modifiche subite dalla carta geografica, a non sapere che lo Yemen è divenuto territorio di proprietà di Riy adh, che può dunque rispondere alle ribellioni interne con attacchi militari in grande stile, supportata da uno stuolo di alleati pronti al comando del padrone. State sereni, le carte geografiche non sono cambiate ma l’Arabia Saudita può far sì che i confini non esistano. Che uno Stato sovrano, come lo Yemen possa essere attaccato via aria con battaglioni di caccia solo perché la ribellione degli sciiti Houthi arriv a a lambire il confine saudita e lì schiera qualcosa come 1 50mila uomini pronti ad operazioni di terra; il presidente y emenita Hadi, che per un po’ avev a resistito, scappa in Oman, gli sciiti che sono in aumento in tutto il mondo musulmano (come detto tempo fa su questo giornale) prendono il sopravvento ed ecco che arriv a il gendarme saudita a rimettere le cose a posto. Per timore che la “colonia” y emenita passi definitiv amente di mano e diventi roccaforte dell’odiata Teheran, rendendo così quel territorio un’enclave pericolosissima per la supremazia wahabita. Che teme come la peste il contagio sciita in corso nel quadrante. Siamo a ventiquattro ore dal primo raid aereo a guida saudita sullo Yemen, che ha causato morti e feriti soprattutto fra i civili, ma stento ad udire v oci indignate e minacce di ritorsioni da parte della comunità internazionale; quelle v oci grosse, per intenderci, che ascoltai quando la Russia di Putin annesse la Crimea e che al mondo parve un’aggressione ingiustificata. Allora chiediamo a noi stessi: quella che oggi mette in campo l’Arabia Saudita, dopo un colpo di Stato avvenuto al di fuori dei suoi confini territoriali, cos’è se non un’aggressione militare unilaterale ad un Paese straniero? È o non è un’annessione mascherata? Perché se non lo è fatemi capire cos’è. Chi concede all’Arabia Saudita il diritto di bombardare un Paese straniero e sovrano senza passare per l’Onu?

Probabilmente proprio quella comunità internazionale che ha concesso a posteriori alla Francia l’autorizzazione di bombardare la Libia di Gheddafi per suoi interessi personali, che ha tramato per anni al fine di abbattere il governo legittimo di Assad in Siria, che ha permette alla Germania di fare il bello e il cattiv o tempo in Europa mentre le altre nazioni boccheggiano in preda alla crisi. Lo abbiamo capito ormai, per alcuni Paesi, Arabia Saudita e Qatar su tutti, il rispetto dei diritti umani e delle regole del diritto internazionale non esiste. Non si applica alle decapitazioni, alle frustate, alle condanne per apostasia, alla segregazione delle donne, alla repressione dei diritti civili. Non si applica ai finanziamenti diretti ai gruppi jihadisti e radicalisti che infestano, grazie anche all’appoggio del vicino e amico Qatar, l’Occidente e il quadrante arabo-musulmano. In cui, oggi è palese come non mai, grazie a questa ultima alleanza che la Lega Araba non esiste più perché ha fallito ogni occasione. Ma nonostante le bombe e l’aggressione allo Yemen, ormai pedina decisiv a dell’equilibrio di un’intera macroarea in forte cambiamento, l’av anzata sciita prosegue e i timori sauditi non potranno che crescere. Dando il via, qualora i raid non dovessero fermarsi e Teheran dovesse decidere di intervenire a livello militare, alla vera e propria guerra interislamica di cui da tempo si avvertono i sintomi, v olutamente ignorati. Fino a che le armi non prenderanno definitiv amente il posto delle parole. Con conseguenze che nemmeno chi ha acceso la miccia dello scontro può prevedere.