Francescani nella trappola degli integralisti

1 Settembre 2008

da Il Giornale, 1 settembre 2008 

«La criminalità che sfrutta gli irregolari va stroncata»
da Ancona

In pieno Ramadan. Tra preghiere e canti in arabo. Con l’arrivo di pellegrini da ogni parte d’Italia. E una delle istituzioni più controverse del panorama islamico italiano a promuovere l’evento. Il trentanovesimo campeggio dell’Ucoii (Unione delle Comunità islamiche italiane) ha già sollevato le prime polemiche. Ma lo ha fatto soprattutto per una ragione: l’appuntamento, che si terrà dal 6 al 10 settembre a Sassoferrato, in provincia di Ancona, avrà come teatro il convento di frati francescani «La Pace».
Un controsenso, a prima vista, considerate le posizioni assunte dall’organizzazione su temi di scottante attualità: l’Ucoii parlò di «stragi israeliane come quelle naziste», si è rifiutata di entrare nella Consulta islamica per il dialogo con l’islam (poi sospesa) e il suo presidente, Mohammed Nour Dachan ebbe a dire, a proposito di reciprocità, che «magari i musulmani fossero trattati nei Paesi che si rifanno a Dio come i cristiani sono trattati nei Paesi islamici».
La decisione ha già scatenato le prime reazioni, come quella di Souad Sbai, deputata del Pdl, convinta che l’Ucoii voglia rendersi credibile agli occhi del mondo cattolico. Tra lo sbigottito e l’indignato, ha detto al Corriere.it: «I francescani, come tanti “buonisti” in Italia, sono caduti nella trappola dell’Ucoii. Ma non si illudano, il miracolo non accadrà - insiste la Sbai -. Io li conosco bene, non mi fido, queste persone sono ferme su posizioni integraliste, non hanno voluto firmare la Carta dei Valori. Sono poligami e rifiutano l’uguaglianza tra uomini e donne».
La decisione di scegliere l’area di Ancona, dove tra l’altro il leader dell’Ucoii vive e la comunità da lui rappresentata è ben radicata, è stata presa in piena autonomia dai frati minori del convento, che hanno facoltà di dare in prestito ambienti esterni ai luoghi di culto. La spiegazione è arrivata dallo stesso vescovo di Fabriano (la diocesi in cui si trova il convento), monsignor Giancarlo Vecerrica. «Mi hanno detto che già in passato avevano collaborato», ha detto prendendo tuttavia le distanze dall’evento, a cui - dice - non parteciperà.
I fedeli musulmani, con famiglie e bambini, vivranno per qualche giorno nelle camere e nelle aule del convento, dove il campeggio tratterà il tema del «digiuno» proprio a pochi giorni dall’inizio del Ramadan. Loro, i francescani, per bocca del ministro provinciale dei frati minori Vincenzo Brocanelli, loro rappresentante, replicano così: «Non è la prima volta che si svolgono incontri del genere e non ci sono mai stati problemi. Le autorità sono informate». Si è trattato, insomma, di una scelta «serena, assunta dopo aver consultato l’arcivescovo, monsignor Menichelli, nel solco della tradizione dei francescani, da sempre presenti in tanti Paesi del mondo a fianco dei musulmani». Sulla prudenza che i frati avrebbero potuto utilizzare, Menichelli replica: «Non si può usare una prudenza che diventi esclusione».
Dal canto suo, il leader musulmano Dachan ha fatto sapere che l’argomento (il digiuno) è «comune a tutte le fedi» e si svolgerà in un luogo «significativo» perché i frati sono «nostri fratelli da anni».

Campeggio islamico nel convento. Il vescovo: «Io non c’entro»

31 Agosto 2008

da Il Corriere della Sera, 31 agosto 2008

di Mariolina Iossa

I frati minori di San Giacomo della Marca aprono le porte all’Ucoii: vanno accolti
ROMA — Il campeggio annuale dell’Ucoii dentro il convento «La Pace» dei frati francescani minori di Sassoferrato, in provincia di Ancona. Incontri, dibattiti, preghiere, cene al tramonto dopo il digiuno (questa volta campeggio e Ramadan coincidono) per cinque giorni, dal 6 al 10 settembre, «fianco a fianco» con i «fratelli cristiani». I frati minori aprono le porte della loro casa ai musulmani di una associazione considerata ideologicamente tra le meno moderate dell’Islam italiano e padre Vincenzo Brocanelli, ministro provinciale di San Giacomo della Marca non nega di aver messo in conto qualche polemica. Ma non è preoccupato. Dice di essere «sereno». Di aver «avvertito le autorità italiane e il vescovo di Fabriano Giancarlo Vecerrica». Spiega che dire sì all’Ucoii «si concilia perfettamente con lo spirito che pervade il nostro ordine, che è quello dell’accoglienza, dell’apertura, del dialogo». Padre Vincenzo, 65 anni, sta lì da maggio, sono soltanto pochi mesi. Per anni ha vissuto in Algeria, Marocco e Turchia, vicino alle comunità musulmane. Dice che «sì, il vescovo mi ha ricordato che il segretario della Conferenza episcopale italiana, Giuseppe Betori, ha invitato i cattolici ad usare la massima prudenza nel “prestare” chiese e locali parrocchiali a gruppi non cattolici». Ma aggiunge che «la prudenza non può mai diventare esclusione».

Il vescovo di Fabriano però non è sembrato particolarmente entusiasta di questa iniziativa dei francescani. Al Corriere dice, con voce pacata: «Brocanelli è il superiore dei frati minori, il ministro provinciale. Lui ha piena autorità e io non voglio interferire. Ho saputo di questo campeggio nel convento perché l’Ucoii mi ha invitato ma io ho fatto sapere che non potevo andare. E non andrò. Il giorno dopo ho parlato con padre Vincenzo, ci siamo detti quello che dovevamo dirci. Hanno i loro criteri, io non intervengo». Del resto, i musulmani potranno utilizzare gli spazi laici, le aule e le camere del convento, non i luoghi sacri. Le chiese non possono essere concesse per riti di altri culti. E naturalmente i vertici dell’Ucoii sono soddisfatti. Ma la parlamentare del Pdl Souad Sbai, presidente delle associazioni marocchine in Italia, vede in questa storia una manovra dell’Ucoii per farsi «belli» agli occhi di buona parte del mondo cattolico. «Diciamo che i francescani, come tanti “buonisti” in Italia, sono caduti nella loro trappola — polemizza Sbai —. Ma non si illudano, il miracolo non accadrà. Io li conosco bene, non mi fido, queste persone sono ferme su posizioni integraliste, non hanno voluto firmare la Carta dei Valori, non fanno parte del tavolo aperto al ministero dell’Interno. Sono poligami, rifiutano l’uguaglianza tra uomo e donna e i diritti delle persone». Il presidente dell’Ucoii, Mohammed Nour Dachan, risponde stizzito al telefono. Dice d’un fiato: «Mi meraviglio che c’è ancora chi pensa che le religioni non si possano incontrare ma solo scontrare», e poi riattacca. Ma il portavoce, l’imam di Firenze Elzir Izzedin si presta docile alle domande, poi risponde: «Con i frati minori di Sassoferrato abbiamo un ottimo rapporto. Non è questa la dimostrazione che il dialogo tra comunità islamica e cristiana può esserci?».

Condannato per terrorismo, tratta sulla moschea

28 Agosto 2008

da Il Giornale, 28 agosto 2008

di Alberto Giannoni

Una stretta di mano che fa discutere. Ripetuta. Prima a luglio, poi di nuovo due giorni fa. Quella fra il prefetto di Milano Gian Valerio Lombardi e l’imam di viale Jenner, Abu Imad, che il 20 dicembre scorso è stato condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi per associazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo. Due giorni fa è stato fissato - per il 22 ottobre - il processo d’appello.
In quegli incontri ufficiali l’imam accompagnava il presidente del centro islamico, Abdel Hamid Shaari. Vertici convocati per risolvere il problema della preghiera a Milano: trovare un luogo per le centinaia di fedeli che fino a luglio si riunivano nella moschea-garage di viale Jenner, e sui marciapiedi, e per strada, con enormi problemi per i residenti.
Ora quei vertici imbarazzano. «È un pasticcio», dice Souad Sbai, deputata del Pdl, presidente dell’associazione della Comunità marocchina delle donne e membro della Consulta sull’Islam italiano istituita presso il ministero degli Interni. «Non si capisce più niente - la critica -. La Consulta è stata istituita per isolare gli estremisti, sarebbe meglio incontrare solo chi firma la Carta dei valori. Io sono rimasta non solo sorpresa quando ho letto di quegli incontri, ma arrabbiata, direi scandalizzata. Ho protestato per prima, perché in questo modo si dà un esempio non positivo alla comunità degli immigrati. Molti moderati sono choccati per fatti di questo tipo. Comunque la battaglia dei moderati - e la mia al loro fianco - non si ferma, continua a testa alta».
Meno severo, ma pur sempre critico, il giudizio di Davide Boni, capodelegazione leghista in Regione, che ha seguito la vicenda da vicino: «Io ho evitato di incontrare quell’imam. Per quanto riguarda Lombardi, con cui lavoro molto bene, si tratta di una scivolata, non voluta. Sta lavorando molto sul caso, sulla spinta forte del governo. Il prefetto ha abbozzato, ma su questo poteva avere più attenzione. Qui non si tratta di un furto di biciclette. Noi non abbiamo voluto creare un caso, ma in effetti è imbarazzante. E Shaari su questo ha giocato sporco».
«Sono accuse tirate per i capelli - risponde il presidente del centro di viale Jenner, Abdel Hamid Shaari - discorsi che lasciano il tempo che trovano. Il nostro imam è libero di circolare e incontrare chi vuole, fino a che chi lo critica non riduca a un grado di giudizio il processo penale italiano. Abu Imad è stato incarcerato in Egitto dopo l’assassinio di Sadat, ma insieme a 10mila altre persone». Shaari conferma ciò che ha detto in passato su quel che «bolle in pentola» in viale Jenner: «Devo fare la minestra con le verdure che ho, lo ribadisco, parlo di cultura ed educazione delle persone che frequentano il centro». Viale Jenner una palestra di combattenti jihadisti? «Chi lo dice lo deve provare, ma noi non quereliamo nessuno, non vogliamo che facciano le vittime».
Il prefetto si richiama alla vicenda giudiziaria: «L’autorità giudiziaria ha stabilito che questo signore ha titolo di restare in Italia, perché ha avuto un atteggiamento collaborativo. Non sono io a dover dare patenti. E la Costituzione vale per tutti. Finché non c’è una sentenza definitiva è così. Io ho sempre convocato Shaari, come rappresentante della comunità».

Islam/ Sbai (Pdl): Brambilla non critichi divieto di velo in museo

28 Agosto 2008

“Per lei introiti da turismo vengono prima di dignità persone”

Roma, 28 ago. (Apcom) - La deputata del Pdl Souad Sbai, di religione musulmana, critica Michela Brambilla sulla vicenda della donna alla quale è stato negato l’ingresso al Museo Ca’ Rezzonico perché indossava il velo. Una decisione giudicata “incomprensibile” dalla sottosegretario della Presidenza del Consiglio con delega al Turismo.

“Sono stupita dalle dichiarazioni espresse dal sottosegretario Michela Brambilla, che giudica incomprensibile e priva di sensibilità la decisione del guardiano del museo che ha respinto una donna che indossava il niqab”, afferma Sbai in una nota. “L’on. Brambilla ignora che l’articolo 5 della legge 152 del 1975 vieta l’accesso ai luoghi pubblici con il volto coperto. Evidentemente per l’on. Brambilla l’economia e gli introiti derivanti dal turismo vengono prima della dignità delle persone e dei diritti umani. Esprimendosi in questo modo il sottosegretario non dà merito alle battaglie sociali in favore dell’emancipazione femminile che da anni portiamo avanti insieme a tante donne coraggiose della politica italiana”.

“Purtroppo - conclude Sbai - in molti paesi l’oppressione delle donne si compie anche attraverso l’imposizione del velo, parziale o totale che sia, e per questo motivo dobbiamo impedire che ciò accada in Italia, facendo rispettare le leggi vigenti”.

Dal Marocco in arrivo predicatori moderati

27 Agosto 2008

da Avvenire, 27 agosto 2008

Dal Marocco in arrivo predicatori moderati Una trentina di imam dal Marocco  e con loro anche alcune “mourchidat” (consigliere spirituali) stanno per giungere in questi giorni in Italia per seguire la comunità musulmana in Italia nel mese sacro del Ramadan, che comincia la prossima settimana.

Una misura voluta dallo stesso governo marocchino e concordata con quello italiano, precisa la deputata del Pdl Suad Sbai, per contribuire ad evitare che i riti del Ramadan siano gestiti da imam impreparati se non addirittura legati alle consenti più estremistiche. «Alcuni imam, forse sei o sette - ha riferito Sbai, che è anche presidente delle donne marocchine in Italia - erano già venuti l’anno scorso ed erano stati accolti con entusiasmo. Ma la novità di quest’anno è proprio che, oltre ad essere più numeroso, il gruppo di imam è accompagnato anche da donne, cioè dalle Mourchidat. Il riferimento è alle “consigliere spirituali” delle moschee, con funzione di predicatrici anche se non con il titolo di guidare la preghiera, che da alcuni anni il Marocco ha cominciato a formare per affiancarle agli imam. Un’innovazione introdotta e sostenuta dal re Mohammad VI anche con l’intento di arginare l’estremismo.
Ed è proprio «contro l’estremismo e la violenza» che, riferisce ancora Sbai, il governo marocchino ha voluto «esportare» i suoi ìman per il Ramadan non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei come l’Olanda, il Belgio e la Spagna. Iniziativa concordata anche con il governo italiano dal ministero degli affari religiosi del Marocco.
Imam e “niourdndat”, le cui spese di soggiorno sono a carico del Marocco, opereranno in particolare per la preghiera serale presso le moschee e i centri di preghiera di tutto il Paese e presso le moschee e i centri di preghiera di tutto il Paese.