ERDOGAN vs PAPA/ Il “sultano” minaccia Francesco, ma i musulmani lo ignorano…

La storia non si può cancellare. Non si può deviare e nemmeno mandare indietro come se si riavv olgesse un nastro. Se la parola genocidio è quella riconosciuta e codificata dal diritto internazionale come sistematica distruzione di una popolazione, di una razza, di una comunità religiosa o di una nazionalità specifica, quello ai danni della popolazione armena è stato un genocidio. Nessuna discussione al riguardo. Furono deportati, uccisi, sepolti vivi nella storia, annullati seguendo un preciso piano d’azione. Perché allora il “sultano” Erdogan, come lo chiamano ormai i cittadini turchi, e il suo governo si sono tanto inalberati verso Papa Francesco e la sua definizione di “genocidio” ai danni della popolazione armena? Perché la fiamma neoimperiale filo-ottomana che da sempre arde nel petto di Erdogan si è risvegliata dav anti alle parole del Papa? Tanta è stata la rabbia scatenatasi ad Ankara che addirittura si è arriv ati ad accostare la provenienza geografica di Bergoglio, argentina, al fatto che il Paese sudamericano dopo la guerra diede rifugio a molti gerarchi nazisti in fuga. E addirittura a minacciare il Pontefice: “Non ripeta più quell’errore”. Molto conta, nonostante il governo turco tenti di mistificare la faccenda, il fatto che a breve ci saranno le elezioni e il malcontento verso Erdogan monta sempre più galoppante: la carta del nazionalismo esasperato non potev a non essere giocata in un’occasione così ghiotta, peraltro nemmeno cercata. Peccato che, come spesso accade, la toppa sia peggio del buco, soprattutto perché sta pian piano relegando il governo del “sultano” in un angolo sempre più angusto; il mondo arabo-musulmano sceglie la via dell’indifferenza e non sostiene le reprimende al Papa di Erdogan, del quale ha già imparato a conoscere le mire espansionistiche sui propri territori: non dobbiamo dimenticare l’accoglienza praticamente nulla che ricevette quando, agli albori della primavera araba, compì un viaggio in tutto il mondo arabo per porsi come padre della riv oluzione. E gli arabi, a differenza degli europei, non dimenticano che dal territorio turco sono passati e continuano dirigenti e politiche di governo hanno fatto orecchie da mercante di fronte alle parole di quel Papa Francesco che in molte occasioni avev ano fatto mostra di apprezzare. Solo quando ha detto e fatto cose che andav ano in una certa direzione, ovviamente. E l’Onu che fa? Dice che quello armeno non fu un genocidio ma un crimine atroce: allora cos’è genocidio, per gli strateghi dei diritti umani del Palazzo di Vetro? Non certo quello perpetrato in Algeria negli anni 90, dove persero la vita per mano del terrorismo della Jamaa Islamiy a quasi 400mila persone, o quello degli y azidi che rischiano lo sterminio totale per mano degli jihadisti di Isis, o quello che stanno subendo i cristiani nel mondo che vengono spazzati via a forza di esecuzioni di massa e fosse comuni e per i quali non esisteranno mai cifre certe a cui aggrapparsi. Potrei andare av anti citando mille altri esempi e spiegare quanto sia ormai politica ogni considerazione che viene dall’Onu, ridotto a mero notaio delle iniziative belliche di alcune grandi potenze. Tutti hanno paura della Turchia, delle sue reazioni. Tutti, dall’Italia agli Stati Uniti, dove il presidente Obama parla di massacro e non di genocidio degli armeni, hanno v oltato lo sguardo dall’altra parte, hanno scelto di non dire e di non esprimersi a sostegno delle parole del Papa, che certo non necessita di altri per difendersi e lo ha dimostrato molto chiaramente. Lo ripeto ancora una v olta, perché in questo caso v ale il gioco della chiarezza: se l’Europa v uole al suo interno la Turchia di Erdogan, siamo noi a non v oler stare più in quell’Europa. Se ragioni economiche e politiche possono permettere che una nazione e un governo tenacemente negazionisti di fronte ad un genocidio compiuto e storicamente documentato entrino a far parte dell’Unione, allora coloro che v oteranno sì all’ingresso turco si preparino a dichiararsi implicitamente corresponsabili di quel genocidio, che con il loro v oto scomparirà definitiv amente dai libri di storia e dalle coscienze di chi verrà dopo di noi.

Genocidio, Souad Sbai: “Ma l’Onu esiste ancora? Gli ipocriti poi diranno Nous Sommes Tous Armeni”

“Esiste un numero di morti per stabilire che quello armeno è genocidio? E chi lo decide? Esistono forse genocidi di serie A e di serie B?”. Domande retoriche che Souad Sbai, giornalista e responsabile per l’integrazione e l’immigrazione di Noi con Salvini, gira a chi in questi giorni storce la bocca per le parole chiare di Papa Francesco sul massacro del popolo armeno nella conversazione con Intelligonews. Onu in testa, ma non solo…

L’Onu definisce quello del popolo armeno un “crimine atroce” ma non parla di genocidio. Come commenta?

 

«Mi chiedo: ma l’Onu esiste ancora? Non mi sembra perché di genocidi ce ne sono stati e ce ne sono, dal Ruanda all’Algeria, passando per la Somalia. O forse questi non contano? Va forse stabilito un numero di morti sufficiente a dire quando è genocidio e quando non lo è? Tre-quattro milioni di morti fanno un genocidio o no? E sotto i tre milioni cosa è?  Ma dove stiamo andando? Qui c’è un massacro in atto di intere popolazioni. Solo riferendosi all’Isis c’è chi parla di un milione di vittime. E queste come le chiama l’Onu, atroce crimine? Stiamo parlando dell’Isis, di Boko Haram, ma ce ne rendiamo conto? Noto un’ipocrisia allucinante. Forse, visto che l’Onu si sveglia ogni tanto, potremmo farne anche a meno… così come del resto stiamo facendo a meno dell’Europa politica e dei valori, delle identità accontentandoci solo di quella economica». 
Quello del popolo armeno è stato genocidio o no?
«Per quanto mi riguarda e lo dico da araba è stato genocidio: sono morte un milione e mezzo di persone. La Turchia e il mondo devono chiedere scusa per il silenzio assordante prima di voltare pagina. Ma poi con chi? Con Erdogan? La sua risposta al Papa è stata chiara e lo ha fatto perché è in campagna elettorale, per far vedere ai turchi che lui è in grado di attaccare persino il Papa. Ma forse non abbiamo ancora capito chi è e come il suo atteggiamento sia ipocrita. La cosa che mi fa più male è che lo stesso silenzio assordante sugli armeni c’è in Italia. Io organizzo incontri e parlo con tutte le rappresentanze delle popolazioni, io non ho paura, ma quando ho provato a organizzare un convegno al Senato, la sala è diventata a pagamento. Fanno tutti finta di non capire». 
Papa Francesco è finito nel mirino delle critiche. Perché secondo lei?
«Penso che le critiche sarebbero state rivolte a chiunque parlasse degli armeni. Indubbiamente, le parole del Papa sono state un sollievo, almeno per noi, perché finalmente parliamo di quello che è successo e di ciò che sta accadendo oggi per comprendere cosa si muove attorno a noi ed evitare di ripetere gli errori del passato. Forse Erdogan non vuole capire la storia: sono morte un milione e mezzo di persone così come sono morte in Ruanda, Algeria, Somalia. Come si fa a non considerare tutto ciò genocidio, forse genocidio può essere anche l’uccisione di poche persone».
A proposito dell’uso del termine Massimo Fini a Intelligonews spiega che non tutto può essere definito genocidio perché presuppone in sé un’azione continuata e scientifica, come nel caso dello sterminio degli ebrei. Cosa risponde?  
«Dico che il genocidio degli armeni non esclude quello degli ebrei. A Fini chiederei se esistono o possono mai esistere genocidi di serie A e di serie B. Quello degli ebrei è riconosciuto e studiato ma anche quello degli armeni è tale e non va dimenticato. Non è che perché abbiamo riconosciuto un genocidio non possiamo riconoscerne altri; tutti fanno male allo stesso modo. Poi se uno vuole star lì col bilancino… aspettiamo magari l’Isis che uccida 4 milioni di persone o più per decidere se è o non è genocidio. Il Papa non ha fatto bene a pronunciare quelle parole, ha fatto benissimo a ricordare le vittime armene. E lo ha fatto in una ricorrenza importante; non l’ha detto tanto per dire…».
Come legge il silenzio di Renzi, ieri c’è stato qualche imbarazzo per l’uscita del sottosegretario Gozi subito ripreso dal ministro Gentiloni.
«Su questi temi il governo non dice niente; c’è un silenzio assordante; si aspetta che parli il Papa per ‘balbettare’ qualcosa. Si parla – e molto – degli immigrati che arrivano in Italia, del numero ipotizzato da alcuni per questa estate, oltre un milione, ma finisce qui. Da questo punto di vista, non mi stupisce l’atteggiamento del governo. Magari, tra qualche mese, quando i morti saliranno allora diranno ‘nous sommes tous armeni’».